Campagna Morrovallese
Morrovalle di sera
Palazzetto del Trecento
Campagna Morrovallese
Palazzo Comunale
Panorama da nord
Panorama da ovest
Ex Convento dei Francescani Minori
Chiesa dell'Emmanuele a Trodica
Campagna Morrovallese
Panorama notturno di Morrovalle
Palazzo Lazzarini
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Morrovalle

-Angolo Paglialunga
È un angolo caratteristico vicino alla chiesa di S. Bartolomeo. Ha preso questo nome dall' ultimo proprietario Ettore Paglialunga, artigiano del ferro battuto. La casa appartenne in precedenza a Filippo Porfiri, patrizio prefetto dei cavalieri della terra di Morro, come si nota dall' iscrizione posta sopra l' arco d' accesso alla casa. Questa casa è in puro stile rinascimentale. Il portale e le tre finestre superiori sono molto sobrie senza decorazioni tranne nell' ingresso; le colonne che sostengono l' arco a tutto sesto hanno capitelli leggermente scanalati e nello spazio laterale all' arco ci sono due fioroni (tipico elemento ornamentale rinascimentale ). Al di sopra l' iscrizione e a concludere l' architrave leggermente sporgente. Quest' ultimo componente lo si ritrova anche al disopra delle finestre caratterizzate da una cornice con un doppio profilo poggiante sopra un sottile davanzale.
La casa appartenne in precedenza a Filippo Porfiri, patrizio prefetto dei cavalieri della terra di Morro, come si nota dall' iscrizione posta sopra l' arco d' accesso alla casa. Questa casa è in puro stile rinascimentale. Il portale e le tre finestre superiori sono molto sobrie senza decorazioni tranne nell' ingresso; le colonne che sostengono l' arco a tutto sesto hanno capitelli leggermente scanalati e nello spazio laterale all' arco ci sono due fioroni (tipico elemento ornamentale rinascimentale). Al di sopra l' iscrizione e a concludere l' architrave leggermente sporgente. Quest' ultimo componente lo si ritrova anche al disopra delle finestre caratterizzate da una cornice con un doppio profilo poggiante sopra un sottile davanzale.
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-Casa Romagnoli
Questa struttura in pessimo stato, testimonia la presenza nella zona di maestranze dalmate che lavoravano per committenti veneti. Nell’archivio storico, difatti esistevano carteggi (ora trafugati) con sigilli in pasta e lacci in seta che testimoniano il rapporto con la “ Serenissima ". Quindi, Morrovalle come molte altre cittadine delle Marche testimoniano il legame Marche - Veneto nell’attività architettonica, conseguenza di quel più stretto rapporto delle due regioni nell' attività pittorica, con le scuole sanseverinate e tolentinate. In facciata, il portale d' ingresso posto centralmente e le finestre nel piano superiore, per i loro aspetti qualitativi, riferiscono di una stagione tardo gotica. Il portale d' accesso è la risultante di due sistemi di copertura: ogivale esterno profilato con delle sottili cornici e un arco ribassato interno decorato con motivi a girali. Anche le finestre trilobate alcune con degli elementi ornamentali, sono un tipico esempio di tradizione gotica. Tutti questi abbellimenti conferiscono una certa dignità all' edificio considerando soprattutto che si tratta di una casa privata. A sinistra, al piano terra si può notare una piccola porta ora tamponata. Questa veniva chiamata la " porta del morto " e serviva a far transitare la bara di un familiare defunto.
Morrovalle e molte altre cittadine delle Marche testimoniano il legame Marche - Veneto nell’attività architettonica, conseguenza di quel più stretto rapporto delle due regioni nell' attività pittorica, con le scuole sanseverinate e tolentinate. In facciata, il portale d' ingresso posto centralmente e le finestre nel piano superiore, per i loro aspetti qualitativi, riferiscono di una stagione tardo gotica. Il portale d' accesso è la risultante di due sistemi di copertura: ogivale esterno profilato con delle sottili cornici e un arco ribassato interno decorato con motivi a girali. Anche le finestre trilobate alcune con degli elementi ornamentali, sono un tipico esempio di tradizione gotica. Tutti questi abbellimenti conferiscono una certa dignità all' edificio considerando soprattutto che si tratta di una casa privata. A sinistra, al piano terra si può notare una piccola porta ora tamponata. Questa veniva chiamata la "porta del morto" e serviva a far transitare la bara di un familiare defunto.
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-Chiesa di San Bartolomeo Apostolo
La Chiesa è al centro di un insieme di costruzioni che offrono l'immagine di un angolo ricco di armonie architettoniche create dalla fantasia e dal cuore dell'uomo.Elegante e snello l'alto campanile ricco di lesenecornici e di capitelli in stile ionico
Elegante e snello l' alto campanile ricco di lesene, cornici e di capitelli in stile ionico. La collegiata di S. Bartolomeo è stata voluta da Sisto V nel 1586, con la fusione e soppressione delle parrocchie di S. Venanzo, S. Angelo, S. Pietro. La chiesa era anticamente di piccole dimensioni quindi fu ampliata, ricostruita e trasformata in collegiata nel 1750, È pianta longitudinale, costituita da una sola navata con cappelle laterali, un piccolo transetto e un abside semicircolare. L' interno risente di diversi rimaneggiamenti con decorazioni parietali alla maniera tardo ottocentesca, pur conservando altari laterali del settecento. L' esterno, tutto in cotto a vista, è caratterizzato da un' elegante facciata alla quale si contrappone una pesante articolazione di volumi nei prospetti laterali. La facciata è composta da due ordini sovrapposti collegati da paraste binate, quest' ultime costituiscono l' elemento di continuità di tutta la facciata. Questa è chiusa da un timpano spezzato e al centro è impreziosita da un finestrone con cornice a tutto sesto inglobato in uno spazio più grande tutto in pietra come la balaustra. Al dì sotto di questa finestra il portale d' accesso è anch' esso in pietra bianca. È concluso da un timpano triangolare e sovrastato da una ghiera d' arco a tutto sesto. Sul retro, all' estremità destra del presbiterio si eleva un alto campanile come se fosse un corpo a se stante. Il campanile ha cornici aggettanti in cotto a vari livelli a facce "specchiate" che includono aperture a monofora di grandezza crescente verso l' alto. La cella campanaria che sembra sovrapposta alla torre è segnata da paraste accoppiate e sormontate da un cupolino con tamburo ottagonale e con oculi sulle otto facce. All' interno della chiesa si conservano opere, testimonianza della storia religiosa del paese di Morrovalle. Dopo la soppressione dei beni ecclesiastici da parte del governo italiano e l' annessione del Convento e della Chiesa di S. Francesco, vennero accolte nella collegiata le reliquie del Miracolo Eucaristico del 1560; la bolla pontificia in pergamena di Papa Pio IV riguardante il miracolo eucaristico. Inoltre nella chiesa sono oggi riposti i resti di Beato Masseo da S. Severino (prima sepolto in S. Francesco); altre reliquie di S. Bartolomeo Apostolo, di S. Orsola, del Santo martire Valentino. La collegiata accoglie anche un pregevole organo, opera del celebre Callido e un crocefisso del quattrocento donato nel 1498 da Cesare Lazzarini avuto in regalo nel 1494 dal cardinale Francesco Piccolomini (che fu poi Papa Pio III).
Data costruzione: XVI e XVIII Secolo
-Chiesa di Sant’Agostino
In facciata regna la semplicità, in altezza la superficie è caratterizzata da quattro lesene poggianti su un alto casamento e da un portale d’accesso centrale con sopra di esso una finestra; a concludere un timpano con cornice leggermente sporgente.
Gli unici elementi ornamentali dell' edificio sono il timpano del portale costituito da una forma esterna triangolare, ed un' altra interna curvilinea, la scalinata costruita dopo il 1852-54 in seguito al livellamento della piazza con la via sottostante. In passato l' altezza della piazza doveva arrivare fino al livello del ballatoio. La scalinata a due rampe e la balaustra costituita da bianche colonne legate a barre di ferro intrecciate furono costruite successivamente. Oltrepassando questo spazio si accede all' interno della chiesa, che di pianta longitudinale ad unica navata termina con un abside. La struttura è illuminata da grandi finestroni posti in alto ai lati delle pareti. L' interno accusa i danni di una tinteggiatura del novecento, forse del dopo guerra che ha rovinato la qualità architettonica dell' edificio. Nella chiesa si possono osservare diverse opere: - una " Madonna delle Grazie " dipinta su cuoio del XIV secolo appartenuta ad un tempio che si innalzava nei pressi dell' ex convento francescano; - una " Contemplazione " attribuita dapprima al Barocci, poi al Ridolfi, artista veronese allievo del Barocci; - un " Crocefisso " del 1500 circa; - un organo posto sopra al portale d' ingresso.
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Data costruzione: XVII Secolo
-Convento dei Frati Cappuccini
La costruzione del convento è avvenuta dopo la liberazione consigliare del 16 aprile del 1560.E' stato possibile costruirlo grazie alla munificenza di Nicolò Collaterali, di nobile famiglia, che volle donare la costruzione ai frati.
Indirizzo Via Colli di Asola
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Data costruzione: XVI Secolo
-Convento dei Padri Passionisti
Le origini del convento, posto in contrada Giannino, risalgono all’anno 1656.
In seguito vi fu costruita un' edicola, visto che i rami dell' albero non potevano proteggere il dipinto dalle intemperie; l' immagine della Madonna poteva così essere venerata dai passanti. Nel 1271 Giovan Girolamo Collaterale, ereditata la devozione della Madonna Santissima della Quercia, pensò prima di far restaurare il quadro, poi si adoperò a rendere più decente la rustica edicola che venne chiusa con muro e un finestrino munito di ferrata. I numerosi fedeli che giungevano sul luogo della cappella e le numerose offerte raccolte in essa fecero decidere i superiori ecclesiastici ad edificare una chiesa. La cappellina ove si venerava l' immagine della Vergine rimase al fianco della nuova chiesa in un' edicola fu poi ampliata; fu eretto un altare sopra il quale venne collocato il quadro. L' affluenza dei fedeli e la distanza dal paese, rendevano necessaria la costruzione di un fabbricato a fianco della chiesa adibito ad alloggio per i pellegrini più lontani. Nel 1728 era presente un modesto fabbricato, la contrada dove nacque la piccola chiesa, veniva chiamata Santa Maria delle Grazie così per molto tempo si chiamò " Santa Maria Gratiorum " . Il convento annesso alla chiesa venne dedicato ai Santi Ambrogio e Barnaba, chiamati anche gli apostolini. Nel tempo, lo stravagante comportamento di un eremita allontanò il popolo così il tempio e il romitorio vissero un lungo periodo di decadimento. Nell' anno 1765 la cupolina fu demolita in parte e con il materiale ricavato fu costruita una casa colonica. In seguito, grazie all' iniziativa e alla generosità dell' erede dei beni dei Collaterali, Alessandro Bandini, la chiesa venne restaurata. I padri della Congregazione dei Passionisti accettarono di venire a custodire il luogo sacro, mantenendolo al quanto decoroso grazie alla cura del rigoglioso giardino. Era il 1799, tra di essi un giorno arrivò l' angelico giovane S.Gabriele dell’Addolorata.
Indirizzo Piazzale S. Gabriele
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-Convento Francescano
Il primo convento Francescano morrovallese sorse nella contrada dell'Angelo (Il Corpo) nel 1200.Da quel convento, un romitorio di piccole dimensioni, Giordano di Aglano, Legato di Re Manfredi rilasciò uno speciale diploma alla città di Montolmo.
Al di fuori della cinta muraria di Morrovalle, oltrepassando Porta Alvaro e scendendo dall' altura arriviamo all' antico convento di S. Francesco, chiamato anche dei Minori Osservanti o Zoccolanti. I frati, sin dai primi tempi dell' ordine francescano, si erano stabiliti nel comune, ma avevano dapprima occupato un altro luogo, un piccolo romitorio nella contrada detta del " Coppo ". Da quel convento Giordano di Aglano, legato di re Manfredi, rilasciò un diploma alla città di Montolmo insieme all' ordine di radere al suolo il castello di Petriolo. Era l' anno 1264. Veniva chiamato "Convento del Coppo" per un coppo che disciplinava il corso della fonte d' acqua ancora esistente. I frati rimasero in questo luogo fino al 1389-90, quando il comune a proprie spese edificò il nuovo convento per liberare i frati dall' ambiente insalubre dell' eremo di Fonte dell' Angelo. In mancanza di documenti non si può precisare l' anno in cui si edificò il nuovo convento, la cui fondazione si deve far risalire a parecchi anni prima del 1390. Nel corso dei secoli quest' edificio subì molti restauri. Ciò che rese celebre questo convento fu il Miracolo Eucaristico che avvenne oltre la metà del 500, nel 1560. Bruciò la chiesa detta di S. Francesco, annessa al convento e tra le rovine venne ritrovati intatti: il Crocefisso, il S.S. corpo di Gesù, un Sacramento e la Santa Pisside. Dopo l' incendio la chiesa venne rifabbricata, di maggiori dimensioni col concorso del popolo e di alcune nobili famiglie di Morrovalle: Lazzarini, Collaterali, Marchetti, Moroni, Mazza, le quali posseggono ognuna un altare con sepolture gentilizie. In uno di essi fu esposto il bel Crocifisso scampato all’incendio. Il tempio fu portato a termine nei primi decenni del secolo XVII. All' origine la porta principale della piccola chiesa guardava a ponente e l' altare maggiore era posto ove ora si trova la porta della Sagrestia. Dell' antica struttura pare sia rimasta a testimonianza la torre campanaria. La chiesa a croce latina a una sola navata con un modesto transetto possedeva tredici altari arricchiti da dorature ed intagli, la pila per l' acqua santa di marmo con colonnine a balaustra, una serie di quadri tra cui quello raffiguranti "Cristo sulla Croce" con sotto S. Bernardino da Siena e altri frati dell’ordine francescano e il sorprendente affresco in cui si legge l' anno 1446 e i nomi della S.S. Vergine con S. Gregorio, S. Francesco, S. Giovanni e S. Antonio da Padova, scritti sotto le immagini intere. In mezzo la figura dell' Ecce homo e più di 50 figure in piccolo collocate intorno. Inoltre di altro autore era la bellissima effige di Maria S.S. con il bambino con intorno due religiosi francescani. Nel 1741 scosse di terremoto danneggiarono il tempio e furono necessarie opere di restauro. Nel 1789, 1793,1794, 1841 la chiesa e il convento subirono restauri sia nella pavimentazione che nell' altare maggiore. Nel 1810 la ventata napoleonica disperse i frati e la chiesa fu chiusa al culto. Tornarono nel 1825 ad operare nuovamente, poi con gli eventi risorgimentali del 1861, i frati furono di nuovo cacciati. Dopo diverse vicende il convento fu venduto a Luigi Canali Conte di Vallerengo. Uomo antireligioso, non curò le antichità che erano nella chiesa, lasciò tutto in abbandono. Le celle dei monaci e il sacro tempio furono trasformati. La chiesa fu adattata parte in cantina e parte in rimessa. Morto il Conte Canale, il municipio ereditò i suoi beni, compreso la chiesa e il convento, che secondo la volontà del testatore doveva essere adibito ad asilo laico infantile con l' obbligo di non impartire alcun insegnamento religioso. All’interno del convento, nel chiostro, c' è il busto del Conte Luigi Canale, opera giovanile dello scultore Cantalamessa. Per adattare e collocare l’opera nel chiostro è stato demolito un pozzetto del XVI secolo, tamponato il colonnato del chiostro rovinando la caratteristica struttura architettonica. Ora il tempio e l' ex convento sono ridotti allo sfascio, le opere pittoriche,scultoree e documentarie di eventi lontani avvenuti in questo edificio importanti per il comune di Morrovalle sono stati in parte conservati in altre strutture religiose del comune: nella collegiata di S. Bartolomeo, nella chiesa di S. Agostino.
Indirizzo Guglielmo Marconi, 13
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Data costruzione: XI - XII - XVI Secolo
-Le Antiche Fonti
Queste sono denominate Fonte Maxima ed accorpa la Fonte Filello, la Fonte Sabbione, il lavatoio, le vasche e il camminamento che penetra nella collina. Fonte Sabbione ha un vita a se stante. Le sue vasche sono due e sono sempre colme d' acqua che fuoriesce da eleganti mascheroni. La fonte è incastonata in un' apertura del monte. Due pregevoli archi la sovrastano e costituiscono una cornice in mattone. Frontalmente si apre una porticina in legno che immette in uno spazio rettangolare entro il quale ci sono vasche di decantazione. Accanto il camminamento mattonato detto " la grotta degli gnomi ", lungo 200/250 metri e porta a ridosso del tempio della chiesa della Madonna dell' AcquaSanta. È un percorso mattonato a volta con archetti di sostegno e alla base si snoda un " correntino " che raccoglie le acque di scolo. Ogni tanto nella sommità della volta, si aprono squarci circolari che immettono aria per la respirazione. A destra si innalza una costruzione, all' interno un pozzo conteneva le acque che alimentavano le fontanelle pubbliche del paese e cisterne. Fonte Filello è la prima vasca che si incontra percorrendo la discesa che da Fonte S. Bernardino introduce all' area delle " Fonti ". Questa fonte raccoglie l' acqua di una sorgente sotterranea.
Fonte Sabbione ha un vita a se stante. Le sue vasche sono due e sono sempre colme d' acqua che fuoriesce da eleganti mascheroni. La fonte è incastonata in un' apertura del monte. Due pregevoli archi la sovrastano e costituiscono una cornice in mattone. Frontalmente si apre una porticina in legno che immette in uno spazio rettangolare entro il quale ci sono vasche di decantazione. Accanto il camminamento mattonato detto " la grotta degli gnomi ", lungo 200/250 metri e porta a ridosso del tempio della chiesa della Madonna dell' AcquaSanta. È un percorso mattonato a volta con archetti di sostegno e alla base si snoda un " correntino " che raccoglie le acque di scolo. Ogni tanto nella sommità della volta, si aprono squarci circolari che immettono aria per la respirazione. A sinistra di Fonte Sabbione, c' è una lunga vasca che all' epoca si usava per lavorare vestimenti infetti appartenenti a gente malata. A destra invece si innalza una costruzione, all' interno un pozzo conteneva le acque che alimentavano le fontanelle pubbliche del paese e cisterne che erano una sul colle Bellavista (in Villa Pace - Leopardi - Patrizi) e l' altra sulla sommità dell' area del " Pincio ". Fonte Filello è la prima vasca che si incontra percorrendo la discesa che da Fonte S. Bernardino introduce all' area delle " Fonti ". Questa fonte raccoglie l' acqua di una sorgente sotterranea. In essa potevano essere abbeverati gli animali. La Fonte Filello alimentava anche le tre vasche ad essa collegate che servivano solo da lavatoio per la biancheria. In fondo, nell' ultima vasca, si lavava solo con sapone o " ranno ". Nella vasca intermedia avveniva il primo risciacquo, nell' altra la pulitura finale. Poi si ponevano tutte le cose lavate ad asciugare sul prato prospiciente. In passato al centro dell’ampio prato si innalzavano vasche che servivano a lavare stracci di scarso valore. Oltre tutto le fonti sono state motivo d’incontro, di conversazione, quindi un luogo dalla duplice funzionalità.
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-Palazzetto del Podestà
Sulla sommità del Palazzetto c'erano ed esistono ancora merli ghibellini, a testimonianza di un periodo di lotte sanguinose che ha visto schierata la gente di Morro per la fazione imperiale in contrapposizione a quella della Chiesa Romana.
Costruzione completamente ristrutturata all' interno e modificata, negli anni, all' esterno. Il palazzo è posto al centro del paese, in passato fungeva da palazzo comunale ed ospitava anche il Sacro Monte di Pietà sin dalla risoluzione presa dal pubblico consiglio il 25 gennaio 1475. Furono i religiosi francescani a promuovere quest' ente ed a procedere con esso i moderni istituti bancari. Fu forse S. Bernardino a sperimentare l' iniziativa, senza dare ad esso il crisma della validità giuridica. Poi fu il comune nel 1475 a costituire legalmente il Monte, per liberare i cittadini dagli usurai ebrei. Sappiamo che fu legato alla Confraternita del S.S. Sacramento intorno al 1500, di cui è rimasto a testimonianza sopra il portale, lo stemma in pietra. Nel corso degli anni, l' edificio accolse altre realtà, quali la Gendarmeria Pontificia, l' opificio e in seguito gli uffici tecnici comunali, gli ambulatori della USL. In origine, questa struttura, costruita in mattone aveva alle finestre e ai portali cornici ornamentali di pregevole fattura, di gusto gotico, Come si può notare dall' unico portale, posto sulla sinistra, finemente ornato. Altro elemento antico, quali i merli ghibellini, testimoniano un periodo di lotte sanguinose che ha visto la gente di Morrovalle per la fazione imperiale in contrapposizione a quella della Chiesa Romana. Il resto dell' edificio ha subito modifiche per adattarsi ai lavori del centro storico, così la struttura è stata mutata. Le antiche finestre furono tamponate e ricostruite al loro posto altre di diversa forma, così come le porte d' accesso. Furono scalpellati tutti i motivi ornamentali ( i fregi, i capitelli, le cornici ) così da rendere un' antica superficie ridondante di elementi decorativi una superficie levigata. Nonostante tutto, l' immobile è stato restaurato e sulla facciata si possono notare gruppi di lampioni in ferro battuto, opera artigiana di Menotti Simonetti.
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Data costruzione: XIV Secolo
-Palazzo Comunale
Sorge di fronte al “Palazzotto del Podestà”. Lo spazio su cui fu costruito questo edificio fu acquistato dalla comunità morrovallese nel XIV secolo.
Non sappiamo per quanto tempo l' edificio rimase di queste dimensioni ma sappiamo che nel XIX secolo e precisamente nel 1802 la nuova sede fu adattata ad esigenze municipali. L' esterno del palazzo presenta un lungo porticato ad archi a tutto sesto poggiato su tozze e squadrate colonne. I due piani superiori hanno un numero di finestre quanti sono gli archi sottostanti intervallate due a due da una leggera lesena. Al centro dei due piani compare l' orologio. Le bianche lapidi di marmo, esaltano le gesta legate al sacrificio di uomini semplici al patriottismo di quanti hanno creduto alla grandezza dell' Italia nell' epoca risorgimentale o nelle guerre coloniali. Nella facciata laterale sono inseriti lo stemma del cardinale Mimo (1312) e una lapide a ricordo delle ultime vicende militari (39/44). All' interno il Palazzo non conserva niente di clamoroso. Fino al 1964 esisteva un teatrino affrescato con tre ordini di palchi e il telone del sipario dipinto dall' artista Gaetano Galassi di Fermo. È andato tutto distrutto, la stanza è adibita a Sala Consigliare. Nei locali della Segreteria Comunale in pareti diverse sono murate due pietre scolpite. Una evidenzia l' immagine di un grosso volatile con una scritta non facilmente decifrabile, si tratta di uno stemma di famiglia. L' altra è lo stemma di una persona che ha rivestito dignità cardinalizie, con in alto un ampio cappello cardinalizio e al centro un' aquila coronata segno di regalità e potenza. In basso sono scolpiti due marchingegni bellici a difesa di un patrimonio di Fede contro gli scimastici e a salvaguardia di un potere temporale acquisito. Accanto alla sede municipale è la trecentesca Torre Civica, tozza, squadrata e con merli ghibellini alla sommità.
Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele
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Data costruzione: XIV Secolo
-Palazzo Lazzarini
E’ stato più volte trasformato per cui presenta una commistione di elementi originali insieme a quelli ricostruiti in stile neo-gotico.
L' origine di questo palazzo è collegata alla venuta del capostipite dei Lazzarini, il conte Werner della famiglia dei conti di Lenzburg, calato in Italia dalla Germania nel 1053 con Federico di Lorena in aiuto del Papa San Leone I. Costui si impossessò del castello di Morro e lo ampliò. Da qui complessa e ricca è la storia della famiglia Lazzarini. Il castello di Morro fu diverse volte conteso tra questa famiglia e il vescovo di Fermo. Nel 1164 Guarmiero IV della famiglia Lazzarini perse il castello di Morro in favore del vescovo di Fermo Baligano. Poi vennero Gualtiero e Lazzarino da cui ebbe origine il cognome dei Lazzarini. All' interno del palazzo c' era una lapide del 1247 a ricordo di un restauro avvenuto dopo la battaglia del 1245 combattuta tra le fazioni legate alla Chiesa di Roma e quelle all' imperatore Federico II di Svevia. Il restauro avvenne per volere di Lazzarini dopo aver conquistato il castello. Lo perse nel 1248 perché cacciato dalla comunità di Morrovalle. Sul fronte del palazzo una ulteriore lapide testimonia di un secondo restauro avvenuto nel XVIII secolo. Questa iscrizione è posta sopra il portale centrale d' accesso all' edificio. Quest' ultimo costituisce l' elemento più importante del complesso. In stile gotico con colonne a torciglione rappresenta il riutilizzo di un materiale più antico inserito in un architettura neo-gotica. Esso apparteneva ad un castello che i Lazzarini avevano nella frazione di S. Lucia, fatto demolire nel 1500 da Papa Giulio II (imparentato ai Lazzarini) per alcuni misfatti operati dai membri di quella famiglia. Al centro della facciata si nota anche lo stemma della famiglia: un grande delfino abboccante un delfino piccolo. Nei due piani superiori una serie di finestre incorniciate con elementi decorativi, alla sommità un cornicione con motivi incrociati e una lunga fila di merli ghibellini aggiunti in epoca recente.
Indirizzo Piazza Vittorio Emanuele
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Data costruzione: XIV Secolo
-Palazzo Nada Vicoli
Questo antico edificio è stato il Convento dei Padri Agostiniani. Una pietra murata nel manufatto porta la data del 1630.All'interno si gode di un luminoso scalone in marmo rosa. E' attribuito al Vanvitelli.
All' interno si gode di un luminoso scalone in marmo rosa. E' attribuito al Vanvitelli. Una relazione del 1650 attesta che gli antichi documenti sul convento andarono distrutti per un incendio all' archivio pubblico, inoltre riferisce che la chiesa era situata tra due piazze e che nel convento annesso dimoravano dieci o dodici religiosi. Il succedersi regolare delle congregazioni si interruppe quando i Francesi entrarono nel 1797 nelle Marche e nel 1808 occupata da Roma, Napoleone pose fine allo Stato Pontificio e nel 1810 emanò un decreto di soppressione di tutti gli istituti religiosi. Il convento fu soppresso in quell' anno, l’edificio e i beni passarono al demanio napoleonico e fu trasformato in locale d' uso pubblico. L' edificio eretto nella parte retrostante della chiesa di S. Agostino, forma con quest' ultima un unico corpo. L' impianto volumetrico della parte conventuale è complesso per le continue aggiunte di corpi di fabbrica, comunque si può ricondurre alla composizione di due corpi quadrangolari disposti a " L ". I prospetti, ortogonali tra loro, chiudono e arricchiscono la piccola piazza su cui si affaccia anche la chiesa di S. Bartolomeo. Le due facciate principali a mattoni, faccia a vista, seguono la teoria dei tre ordini sovrapposti: il primo di finestre di forma quadrangolare con cornici in cotto caratterizza i locali seminterrati; il secondo di finestre di forma rettangolare con cornici di mattoni più ricche che salgono e si raccordano con i timpani arcuati; il terzo di finestre uguali a quelle del secondo ordine con l' unica differenza nel timpano questa volta triangolare. L' ingresso dell' edificio è posto centrale, rialzato rispetto alla quota della piazza antistante. Si accede ad esso oltrepassando una originale rampa semi-ottagonale in mattoni. Delle cinque finestre dei due ordini superiori, quella sormontante il portone d' ingresso è stata modificata per costruire un balcone sorretto da una mensola in materiale lapideo. Sui prospetti che si affacciano sui vicoli si aprono due finestroni, posti al termine di lunghi corridoi interni. All' interno il collegamento dal piano terra ai superiori è affidato ad uno scalone in marmo rosa, attribuito al Vanvitelli. L' antico edificio inoltre è arricchito da un modesto cortile con pozzetto centrale. In questo palazzo visse Lalla Nada, scrittrice, precorritrice della poesia crepuscolare. La scrittrice si sposò con Vincenzo Vicoli, giornalista, amico di D' Annunzio. La signora quindi conobbe D' Annunzio che firmò la lettera prefazione al libro " Versi ", del 1905. La scrittrice morì in quest’edificio a quasi 100 anni. Ora in alcuni ambienti del Palazzo è ospitato il Museo internazionale del Presepio, il resto è occupato da privati.
Indirizzo Piazza S. Bartolomeo
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Data costruzione: XVII Secolo
-Palazzo Roberti
Dimora della Marchesa Vincenza Roberti. Ha la facciata di prospetto in mattone a formelle bugnate.Vincenza Roberti ospitò in quest'antico Palazzo il poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli, creatore di versi immortali.
Ha una forma più tozza, più massiccia rispetto agli altri edifici, evidenziata ancor di più dall' elemento angolare che sporge rispetto alla facciata ed evidenzia un doppio bugnato. Il resto dell' edificio mette in risalto una serie di finestre del piano nobile con una leggera modanatura e un portale d' ingresso all' estrema destra di notevole pregio architettonico. Dimorò in questo palazzo la marchesa Vincenza Roberti, chiamata dal popolo "Sora Cencia". Belli scrisse dei sonetti in lingua per Vincenza Roberti raccolti nel "il Canzoniere amoroso", per questo la marchesa è stata considerata l' ispiratrice del Belli. Il senatore Alberto Canaletti Gaudenzi raccolse questi versi in un volumetto che pubblicò nel 1929. Gioacchino Belli morì nel 1863; la sua "Cencia" nel 1884.
Indirizzo Via Gioacchino Belli, 2
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Data costruzione: XVI Secolo
-Porta Alvaro
E' l' ingresso principale del centro storico. Il monumento architettonico risale al secolo XIV. Di esso si parla negli Statuti del 1570. La porta ha subito diverse trasformazioni. Nei secoli passati, ad essa era unita un' alta cinta muraria e le porte in ferro che serravano l' ingresso alla sera. C' erano persino, uomini addetti alla chiusura e all' apertura della porta: venivano chiamati " Clavigeri ". Anche il nome della porta ha subito modifiche. Dapprima denominata " Porta Maris " (perché rivolta verso il mare); poi " Porta dell' Alba" (perché vedeva il sorgere del sole); poi " Porta Alvaro " a ricordo di una battaglia avvenuta nel 1445 tra gli Aragonesi, difensori del Papato e le truppe di Francesco Sforza, usurpatore del potere temporale della Chiesa. Lo Sforza asserragliato nel centro storico combattè contro Alvaro, condottiero aragonese, che cadde ai piedi della porta di questa città. Sul fronte della Porta si può notare lo stemma di S. Bernardino: la Santa Eucaristia; un' iscrizione lapidaria indica al viandante che questa è " Civitas Eucharestiae " definizione voluta dal Consiglio Comunale nel 1960 a ricordo del Miracolo Eucaristico avvenuto nel 1560 nel Convento Francescano.
Il monumento architettonico risale al secolo XIV. Di esso si parla negli Statuti del 1570. La porta ha subito diverse trasformazioni. Nei secoli passati, ad essa era unita un' alta cinta muraria e le porte in ferro che serravano l' ingresso alla sera. C' erano persino, uomini addetti alla chiusura e all' apertura della porta: venivano chiamati " Clavigeri ". Anche il nome della porta ha subito modifiche. Dapprima denominata " Porta Maris " (perché rivolta verso il mare); poi " Porta dell' Alba" (perché vedeva il sorgere del sole); poi " Porta Alvaro " a ricordo di una battaglia avvenuta nel 1445 tra gli Aragonesi, difensori del Papato e le truppe di Francesco Sforza, usurpatore del potere temporale della Chiesa. Lo Sforza asserragliato nel centro storico combatté contro Alvaro, condottiero aragonese, che cadde ai piedi della porta di questa città. Sul fronte della Porta si può notare lo stemma di S. Bernardino: la Santa Eucaristia; un' iscrizione lapidaria indica al viandante che questa è "Civitas Eucharestiae" definizione voluta dal Consiglio Comunale nel 1960 a ricordo del Miracolo Eucaristico avvenuto nel 1560 nel Convento Francescano.
Indirizzo Piazza Cesare Battisti
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Data costruzione: XIV Secolo
-Porta delle Fonti o di San Bernardino
Era ed è la seconda porta storica che immette al centro urbano, è stata recentemente restaurata. E' inserita in un insieme scenografico stupendo, le scale mattonate, i muretti-balaustra e le case abbarbicate sulla collina tappezzata del verde dell' erba. E' la seconda porta d' accesso al centro storico. Di origine medioevale, del XIV secolo, è stata più volte restaurata. E' inserita in un insieme scenografico, legata alla deformazione collinare scoscesa. E' caratterizzata da una lunga scalinata attraverso la quale si giunge ad un arco a tutto sesto sovrastato da un arco semi-acuto ogivale. Sul frontone, si nota il simbolo di S. Bernardino: la S. Eucaristia. Un documento d' archivio del 1428 testimonia che il Santo entrò da questa porta ed uscì da Porta Maris (Porta Alvaro) Vicino alla Porta S. Bernardino era situata anche Porta S. Donato. Questa che si apriva verso la Valle del Chienti. Soltanto dopo la metà del 1800 fu costruita una strada di circonvallazione che univa le tre porte: S. Bernardino, S. Donato e porta Alvaro. La Porta è stata demolita dopo la guerra contro lo Sforza nel 1445. A testimonianza di questa porta è rimasta soltanto una strada in salita con balaustra mattonata.
Di origine medioevale, del XIV secolo, è stata più volte restaurata. E' inserita in un insieme scenografico, legata alla deformazione collinare scoscesa. E' caratterizzata da una lunga scalinata attraverso la quale si giunge ad un arco a tutto sesto sovrastato da un arco semi-acuto ogivale. Sul frontone, si nota il simbolo di S. Bernardino: la S. Eucaristia. Un documento d' archivio del 1428 testimonia che il Santo entrò da questa porta ed uscì da Porta Maris (Porta Alvaro) Vicino alla Porta S. Bernardino era situata anche Porta S. Donato. Questa che si apriva verso la Valle del Chienti. Soltanto dopo la metà del 1800 fu costruita una strada di circonvallazione che univa le tre porte: S. Bernardino, S. Donato e porta Alvaro. La Porta è stata demolita dopo la guerra contro lo Sforza nel 1445. A testimonianza di questa porta è rimasta soltanto una strada in salita con balaustra mattonata.
approfondimenti
Data costruzione: XIV Secolo
-Santuario della Madonna dell’Acqua Santa
Era alle origini un tempietto di piccole dimensioni dedicato alla Madonna della neve per una nevicata avvenuta il 5 gennaio di un imprecisato anno. Nel Santuario sono le spoglie mortali di Pier Francesco Greci.
Ingrandirono il tempio e lo affidarono a Girolamo Lazzarini, che nel 1697 trasformò il tempio in Cappellania di Patronato per sé e per i suoi eredi. Annessi alla chiesa vi erano un dormitorio, una casa e una pubblica fonte murata. Dalla famiglia Lazzarini è passata in proprietà Grisei, poi a Francesco Paghetti e Sabatino Jacobuzzi, infine a Monsignor Puecher Passavalli. Ora è di proprietà della parrocchia. All' interno le pareti erano rivestite di ex-voto, in seguito trafugati da mani ignote. Un quadro sull' altare raffigura l' immagine della Vergine che appare agli ammalati di lebbra. Nel Santuario sono le spoglie mortali di Pier Francesco Greci. Una lapide lo ricorda, in cui si evidenzia il fatto che la chiesa fu restaurata, abbellita da Fausto Greci, fratello dell' estinto, nell' agosto del 1880. Non ci sono notizie certe sulle origini, in quanto gli statuti del Comune del 1570 non parlano mai né della contrada dell' Acquasanta né di un' edicola dedicata alla Madonna ma forse perché gli statuti passano in rassegna solo i beni comunali e non quelli della chiesa. Solo nel catasto del 1612 si parla per la prima volta di contrada dell' Acquasanta. Al 1722 risale la prima notizia della chiesa nei catasti, che ricordano la presenza in contrada Acquasanta, di una chiesa elevata a cappellanìa laicale dai Lazzarini. Comunque la chiesa apparteneva ai devoti e alla comunità di Morrovalle che l' aveva fatta fabbricare prima del 1697 poi ceduta a Lazzarini che la restaurò e la trasformò in cappellania. Altre notizie le abbiamo nel 1822, quando il rettore Settimo Gresci, chiede il permesso di erigere nella chiesa dell' Acquasanta un sepolcro gentilizio per i defunti della sua famiglia.
approfondimenti
Data costruzione: 1612
-Villa Pace Leopardi Patrizi
E' appartenuta alla famiglia dei conti Grisei. La villa è a impianto rettangolare. In origine era casino di caccia. Si staglia sulla parte centrale del parco. Intorno, costruzioni di minore interesse architettonico: è sia una piccola Chiesa che una depandance.
Data costruzione: XVII e XIX Secolo